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MINDFULNESS

Nel mondo occidentale la definizione della parola Mindfulness maggiormente seguita è quella di Jon Kabat-Zinn: “la Mindfulness è la consapevolezza che deriva dal prestare attenzione in modo intenzionale all’esperienza, nel momento presente e in modo non giudicante”.  Secondo altri autori a questi si aggiungono altri elementi quali la curiosità, l’accettazione, il non giudizio le gentilezza e la pazienza, che completano la definizione.

Coltivando la consapevolezza del nostro stato psicofisico, delle sensazioni che incessantemente arrivano al nostro corpo, delle percezioni sensoriali, delle emozioni e dei pensieri, aumentiamo la conoscenza di noi stessi.

Lo scopo finale della pratica mindfulness è quello di generalizzare ed estendere la modalità di “porre attenzione” a tutte le situazioni e i contesti della vita quotidiana. Si potrà pertanto coltivare la consapevolezza quando si guarda, si parla, si ascolta, si pensa, si mangia o si lavora, nei momenti facili e in quelli difficili. La mindfulness è uno stato mentale, “una modalità dell’essere, non orientata a scopi, il cui focus è il permettere al presente di essere com’è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente”.

  • Il primo processo della Mindfulness è quello di disattivare il pilota automatico creando lo spazio per vedere le cose così come sono realmente e mettere in atto una risposta consapevole che permette di affrontare al meglio ogni situazione.
  • Il secondo processo ha a che fare con il riportare l’attenzione al momento presente: la mente infatti vive quasi sempre nel passato o nel futuro, creando sofferenza, preoccupazioni e rimorsi. La vita però avviene nel momento presente, qui ed ora.
  • Il terzo processo riguarda infine il non giudizio e l’accettazione: se l’atteggiamento normale è quello di giudicare e di lottare per cambiare le cose a tutti i costi, la Mindfulness insegna a perdonare e a perdonarsi e a non lottare inutilmente contro ciò che non si può cambiare.

Cosa NON è la mindfulness? La mindfulness non è solo una tecnica di rilassamento. Durante le pratiche meditative siamo invitati a portare la consapevolezza su qualunque esperienza stiamo vivendo nel momento presente, con atteggiamento accogliente e curioso, anche quando l’esperienza è sgradevole.

Non è un modo di andare in trance, di fuggire dalla realtà, non è destinata a persone straordinarie o ai santi, ma tutti la possono praticare nel proprio quotidiano. Non è una pratica religiosa nè un’attività intellettuale.

L’ideogramma cinese mindfulness è “nian” (念) che è la combinazione di due caratteri diversi con due significati. La parte superiore dell’ideogramma significa “adesso” mentre la parte inferiore significa “cuore” o “mente”. Secondo la cultura cinese quindi letteralmente indica l’atto di vivere il momento presente con il cuore. 

Se desideri iniziare a provare la mindfulness trovi delle meditazioni da seguire a questa pagina del sito clicca qui

Alcune letture per approfondire l’argomento: La scienza della meditazione (J.K.Zinn) – Metodo mindfulness (M.Williams, D.Penman)

ENTRARE NEL SILENZIO

Ogni giorno siamo costantemente connessi a qualcosa e a qualcuno, messaggi e chat, musica e video, suonerie e agenda piena di impegni. Tutto senza limiti, senza pause e momenti di silenzio. Tutto subito e bene… produrre, sorridere e accelerare l’azione per recuperare il “tempo perso”.

Per ognuno di noi entrare nel proprio silenzio fa paura perché non siamo più abituati a “fare niente”… Sembra tempo perso! Eppure nel nostro cervello esistono neuroni che si attivano in presenza di assenza; anche nel silenzio siamo attivi. E poi si può sentire con l’orecchio ma anche con il tatto, con l’olfatto, con il gusto…insomma il silenzio che ci circonda è pieno di sensazioni e presenze e non sappiamo di essere e di esistere anche così.

Ti sei mai fermata/o a respirare e non occuparti di nulla con i tuoi pensieri? Se non sei abituato a farlo può sembrare molto complicato svuotare la mente e concentrarsi esclusivamente sul respiro! La Mindfulness è questo: svuotare i pensieri e concentrarsi su una sola cosa e se la mente inizia a vagare riportarla nel qui e ora recuperando la concentrazione iniziale. È entrare nel proprio silenzio e accettare il vuoto che c’è.

Prova in un giorno di riposo a sederti in un luogo tranquillo. Chiudi gli occhi e rimanendo in attenzione prova a riconoscere i suoni esterni che senti con le orecchie. Ferma i ragionamenti e non giudicarti! Riapri gli occhi e fai una piccola pausa. Ricomincia e con la stessa modalità e riprova ad ascoltare, facendo attenzione ai nuovi suoni e rumori che forse prima non avevi colto! Non è facile se non hai mai provato a praticare la mindfulness! Scopri alcune pratiche meditative nei miei contenuti gratuiti e datti tempo, spazio e silenzio per provare ogni giorno.

INTELLIGENZA EMOTIVA

Lo psicologo e giornalista scientifico Daniel Goleman nel 1995 pubblicò il libro dal titolo  “Intelligenza emotiva” diventato bestseller molto rapidamente.

Secondo lo studioso l’intelligenza è composta da svariati fattori e il quoziente intellettivo (QI) ne è solo che una parte. Infatti “Quando è il momento che decisioni e azioni prendano forma, i sentimenti contano almeno quanto il pensiero razionale e spesso anche di più […] quando le emozioni prendono il sopravvento, l’intelligenza può non essere di alcun aiuto.” Goleman introduce, grazie a questo studio, cinque componenti che vanno a costituire la cosiddetta intelligenza emozionale: 1) la consapevolezza di sé 2) la capacità di gestire le emozioni 3) la motivazione 4) l’empatia 5) le abilità sociali.

Ecco quindi che nasce la necessità di armonizzare il pensiero logico con i sentimenti divenendo consapevoli e riconoscendo il momento presente. Ciò che sto vivendo è rabbia? è paura? è gioia?… conoscere e saper esprimere i propri sentimenti con libertà e chiarezza, riconoscendo le proprie caratteristiche di forza e di debolezza, senza giudizio. Molto spesso le persone che vengono reputate “intelligenti” nel senso tradizionale del termine non sono necessariamente quelle che hanno successo nella vita professionale e nelle relazioni con gli altri. Nel libro si afferma chenella realtà quotidiana nessuna intelligenza è più importante di quella interpersonale e allora come si può migliorare questo fattore relazionale? Vediamone insieme i punti:

  • Migliorare la propria consapevolezza significa domandarsi cosa ha mosso il mio agire e come posso modificarlo e migliorarlo? Rivivere la giornata osservandosi dall’esterno per capire le proprie reazioni e modi di stare in relazione. Inoltre porsi degli obiettivi mantenendo l’attenzione alle emozioni in corso. Leggi di più nel mio articolo “Mindset, il cambiamento vincente”
  • Capacità di gestire le emozioni, ovvero allenarsi a riconoscere il proprio vissuto mettendo attenzione al qui e ora. La meditazione, tecniche di rilassamento ed esercizi di mindfulness sono modalità riconosciute per ridurre l’eccessiva emotività ripristinando tranquillità e pensiero libero.
  • La motivazione si può stimolare con la strategia dei piccoli obiettivi raggiungibili, facendo un passo alla volta nel loro aumento di difficoltà e impegno. Gioendo dei successi e accettando i fallimenti con spirito di reazione.
  • Empatia significa cercare di comprendere lo stato d’animo altrui, ponendo la propria attenzione all’altro accogliendolo e accettandolo senza giudizio.
  • Allenare le abilità sociali significa saper coltivare con amore ogni relazione, tenendo conto proprio grazie all’empatia, i diversi punti di vista delle persone durante le nostre relazioni quotidiane; significa reagire alle difficoltà e agli stimoli stressanti in modo positivo e costruttivo per il nostro vivere sociale.

Se ti interessa approfondire questi aspetti ti suggerisco di leggere il libro “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman (come già specificato)